9 Novembre Nov 2016 1853 09 novembre 2016

Bilancio fitosanitario per la viticoltura del Triveneto

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Il bilancio fitosanitario dell’annata non può prescindere dalle considerazioni sull’andamento meteorologico della stagione, che sostanzialmente ne determina l’evoluzione, e che anche nel 2016 è stato decisamente irregolare, evidenziando come un cambio climatico sia effettivamente in atto.
Dopo un inverno ed un inizio primavera con temperature in genere sempre sopra la media, la vite ha germogliato in maniera uniforme con 7-10 giorni di anticipo sulle medie storiche, a partire dalla seconda decade di marzo nella zona di Conegliano. Data la velocità di allungamento della vegetazione, i trattamenti antiperonosporici sono iniziati precocemente, anche se il rischio di infezioni era generalmente basso, e tale si è mantenuto fino alla prima decade di maggio. In seguito è iniziato un lungo periodo di precipitazioni frequenti, concomitante ad un abbassamento delle temperature. Ciò ha causato in prima istanza una fioritura disomogenea e molto prolungata, che ha lentamente annullato il notevole anticipo fenologico prima registrato.
Le piogge hanno poi comportato carenze di ferro e magnesio, tipiche dei vigneti dei suoli veneti, ed infine ad inizio giugno hanno fatto esplodere le prime rilevanti infezioni di peronospora, che in molti casi si sono presentate direttamente sui grappolini, sotto forma di peronospora larvata. Un’impennata improvvisa che, dati i numerosi giorni di pioggia, spesso i viticoltori non sono riusciti a limitare con adeguati trattamenti. La media delle perdite di produzione nei vigneti è stata infatti stimata per il 2016 fra il 5 e il 20%, in dipendenza dalla varietà e forma di allevamento e dal tipo di conduzione aziendale.
Le condizioni climatiche hanno fortemente influenzato anche la fenologia di insetti ed acari dannosi alla vite. Gli acari dell’erinosi (Colomerus vitis) si sono presentati in maniera importante già al germogliamento, salvo poi diminuire e quasi scomparire nei mesi successivi. Le condizioni climatiche di maggio e giugno hanno rallentato lo sviluppo delle fasi larvali di Scaphoideus titanus, la cicalina vettrice della Flavescenza dorata, il che ha portato a rinviare i trattamenti obbligatori contro i giovani di circa due settimane. A causa delle piogge e delle basse temperature, i primi due voli delle tignole (Lobesia botrana ed Eupoecilia ambiguella) sono stati in genere poco importanti.
Le manifestazioni primaverili di alcune virosi (degenerazione infettiva e virosi del Pinot grigio) sono state facilitate dalle condizioni meteorologiche, e si sono palesate con gravi colature dei fiori e dei grappolini, cascole che erano già in atto anche a causa della presenza di botrite fiorale.
A partire dalla fine di giugno si è assistito ad un innalzamento delle temperature e ad un quasi totale arresto delle precipitazioni, che ha sicuramente aiutato la gestione anticrittogamica del vigneto, ma ha favorito anche le ustioni fogliari.
Da questo momento sono comparsi in tutto il Triveneto gravi sintomi del mal dell’esca, sia in forma cronica, agevolati dalle abbondanti piogge del periodo precedente, ma soprattutto in forma apoplettica, indotti dalle improvvise alte temperature, che hanno segnato i vigneti in modo indelebile. Nonostante ciò, lo stato sanitario del vigneto non ha subito ulteriori ingiurie, grazie soprattutto al perdurare del bel tempo e ad un settembre caldo ed asciutto, che ha permesso di attendere per la vendemmia le condizioni ottimali, con uve sane e grado zuccherino raramente così alto.
Per quanto riguarda altre patologie: l’oidio ha destato serie preoccupazioni solo nelle zone collinari ed in Alto Adige; i sintomi da giallumi della vite (Flavescenza dorata e Legno nero) sono rientrati nella norma in tutto il Triveneto; il tumore della vite causato da Agrobacterium vitis è rimasto per lo più latente, destando qualche preoccupazione solo in alcune zone del Friuli Venezia Giulia; le cocciniglie (Planoccoccus ficus e Parthenolecanium corni le più comuni in Triveneto) risultano sempre più diffuse; i danni da Drosophila suzukii, particolarmente abbondante nella prima metà del 2016 a causa del clima, sono stati contenuti in Alto Adige grazie a tempestivi trattamenti ed al miglioramento delle condizioni meteorologiche. Si segnala purtroppo la prima comparsa anche in Veneto della cimice asiatica, Halyomorpha halys, presente in Friuli Venezia Giulia da pochi anni, che per ora in Triveneto attacca i frutteti.
Grandinate, tempeste e trombe d’aria hanno completato il quadro del 2016.

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