20 Febbraio Feb 2017 1833 20 febbraio 2017

La vita nei villaggi rurali del Rajasthan

Un viaggio nel tessuto agricolo dove la più importante economia indiana si sviluppa nella miriade di villaggi sparsi nella vastità della regione del Rajasthan

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La storia dell’India si identifica nella condizione di paese rurale essendo ancora oggi una economia profondamente agricola e la realtà del villaggio è rimasta quasi intatta, nonostante lo sviluppo della meccanizzazione, della genetica e delle numerose riforme agrarie che avrebbero dovuto determinare la “rivoluzione verde”.
Il villaggio è ancora oggi l’espressione delle caste e le distinzioni sono sociali, economiche e religiose; esse formano un sistema che condiziona la vita rurale. Nella composizione sociale i villaggi possono essere multicastali oppure composti da una sola casta o addirittura composti da un’unica famiglia. La stessa religione può avere una caratterizzazione sociale e conseguentemente i villaggi possono essere di soli indù o soli musulmani o perfettamente integrati tra le varie religioni.
La scarsità di terra disponibile ed il rapporto terra-proprietà è ancora oggi un problema irrisolto; nonostante il tentativo del governo di ridurre il latifondismo e ridistribuire le grandi proprietà, le terre sono tornate nelle mani delle grandi famiglie e la causa va ricercata principalmente nel sistema castale. Conseguentemente i piccoli agricoltori hanno difficoltà di accesso alle tecnologie, al credito e al mercato, come tristemente testimoniato dall’alto numero di suicidi di agricoltori negli ultimi anni.
Il villaggio tipico dell’India è basato sul sistema castale dove le caste agricole sono la maggioranza; sono proprietari terrieri da generazioni. Le famiglie coltivano la terra in modo autonomo e solo una minoranza ha proprietà che necessitano di braccianti che vengono pagati soprattutto con i prodotti della terra. La casta degli artigiani, che svolgono le varie attività complementari all’agricoltura, dipendono interamente dai contadini per la sopravvivenza ed il loro compenso viene pagato in granaglie o contanti. Ci sono poi le caste di servizio addette ai lavori più umili che in genere si occupano di pulizie, dallo spazzino, al barbiere, al lavandaio. Tecniche di coltivazione e rapporto con la terra non cambiano profondamente tra le varie regioni del continente; la linea di demarcazione è data dalla presenza dell’acqua e dalla possibilità di irrigare. Nelle regioni occidentali si trovano soprattutto le colture kharif (monsoniche) mentre in quelle orientali, con maggiori disponibilità d’acqua, prevalgono quelle rabi. Dove il beneficio delle piogge monsoniche è scarso il paesaggio si presenta brullo e desolato e la sabbia “soffoca” ogni forma vegetale. Gli alberi si fanno sempre più rari e vengono presi d’assalto quando scarseggia lo sterco di vacca seccato al sole, il combustibile più diffuso e usato anche per le opere in muratura. Le torride temperature del Rajasthan impongono regole rigide nella costruzione e nella disposizione dei vani; essi tengono conto della frequenza e della direzione dei venti e conseguentemente viene definito il posizionamento di porte e finestre, al fine di garantire caldo in inverno e fresco in estate. Lo stile della casa rurale, sempre influenzato dalle condizioni climatiche e dalla scarsità di materiali per la costruzione, si inserisce armonicamente nel paesaggio diventandone la componente distintiva. La prima finalità è quella difendere gli abitanti e gli animali dai pericoli esterni; il villaggio è circondato da una barriera in muratura oppure da lastre di pietra infisse nella sabbia e unite con filo spinato o più frequentemente da cordoni di rami di acacia spinosa, impossibili da superare. All’interno le abitazioni possono essere semplici capanne oppure vere e proprie case con unico vano o suddivise in stanze tutte aperte verso l’interno, su un cortile interno. Il tetto spiovente è principalmente costruito con paglia, canne o sterpaglie ed è sostenuto da travi di legno. Le pareti esterne sono quasi sempre dipinte con calce bianca o di tonalità ocra; la semplicità dei materiali viene arricchita con decorazioni e da fasce di colore che incorniciano porte e finestre. La stanza più importante è la cucina, dove le donne preparano il cibo utilizzando strumenti di pietra per la macinazione delle granaglie e cuocendo direttamente su legna da ardere oppure utilizzando lo sterco essiccato o raramente, nelle caste più ricche, è possibile vedere qualche fornello a gas. Gli animali vivono spesso insieme alle persone o sono da loro divise da un muro o da una recinzione; nei villaggi più ricchi si vedono le stalle per bovini e greggi oppure i recinti per i bufali che sono, insieme al dromedario, la forza motrice più diffusa. Sotto i graticci e nel cortile interno, sempre tenuto in ordine dalle donne e dove si accede scalzi, non mancano mai i letti dove gli uomini passano le ore più calde del giorno. La corte interna, spesso contornata di verande, è il punto nel quale si svolge la vita famigliare e dove si dorme all’aperto, ad esclusione del periodo delle piogge. La famiglia tipica è patriarcale, guidata dall’uomo più anziano che amministra i beni e gli interessi comuni, ed è costituita da diverse decine di componenti, generalmente i fratelli maschi con le rispettive famiglie. Spetta al capofamiglia combinare il matrimonio, che costituisce sempre una alleanza tra famiglie per rafforzare i legami nella casta e garantire le condizioni economiche della futura famiglia. Oltre al contratto il matrimonio è gravato, nelle famiglie contadine in particolare, dalla “dote” in prevalenza a carico della famiglia della sposa; per garantire un buon partito alla figlia ci sono famiglie disposte a indebitarsi a vita. La cerimonia può durare diversi giorni ed è la donna ad entrare nella famiglia dello sposo, diventando sua proprietà. Spetta alla donna gestire la casa, dalla preparazione del cibo alla cura dei figli; dopo la nascita del primo maschio la donna acquisisce potere, non solo per il coinvolgimento economico che ne consegue ma anche per il valore religioso in quanto la nascita del maschio assolve l’obbligo morale verso gli avi. I punti di aggregazione del villaggio sono dati dai pozzi collettivi dove le donne convergono per riempire gli otri d’acqua da bere o per gli animali; è spettacolare l’eleganza con la quale li trasportano in equilibrio sul capo, avvolte nei coloratissimi sari. I contadini vivono ancora nella condizione di umiltà garantita dai frutti della terra, sempre esposti al pericolo di carestie e siccità che flagellano con regolarità queste regioni. La precarietà della vita nelle campagne è legata alla irregolarità dei monsoni le cui piogge, ritenute un dono divino, possono essere di imprevedibile intensità o completamente assenti. Tutto ciò viene vissuto con ignoranza, che rimanda ogni accadimento alla volontà del destino a cui ognuno è chiamato a rispondere (è scritto nel karma, termine filosofico indiano che sintetizza la somma delle azioni individuali di una vita anteriore che determina la condizione dell’esistenza attuale), e fatalismo per cui nessuno si ribella perché tutto viene rimandato al concetto di appartenenza e da essa scaturisce.
Relativamente alle coltivazioni, come testimoniano i reperti archeologici, i cereali come miglio, riso, orzo e sorgo erano già conosciuti nel 2.000 a.C., così come ceci, arachide e mais in particolare presso le tribù dei monti Aravalli. L’acqua, indispensabile per coltivare in queste regioni, veniva raccolta dai pozzi con semplici secchi di pelle legato ad un bue con una lunga corda che scorreva in una puleggia. Successivamente il sistema di irrigazione più diffuso divenne la noria, ingegnoso strumento dove i buoi, aggiogati al braccio di trasmissione, azionano la ruota di trasmissione principale a sua volta collegata ad una ruota di sollevamento alla quale sono fissati dei secchi che si riempiono immergendosi nel pozzo e si svuotano dopo la risalita, mandando l’acqua nei canali di irrigazione. Nei pressi di Ranakpur, nella stagione secca, tra ottobre e aprile, si possono ancora vedere in azione i pozzi a catena che portano l’acqua in superficie.

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