7 Giugno Giu 2017 0945 07 giugno 2017

La Costiera Amalfitana

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E' il versante meridionale della Penisola Sorrentina, che separa il Golfo di Napoli da quello di Sorrento, percorsa in tutta la sua lunghezza dagli speroni rocciosi dei Monti Lattari che raggiungono la massima altezza con il Monte Sant’Angelo (1.143 m).
A rendere particolarmente seducente questo paesaggio è il mare le cui onde si infrangono sui contrafforti rocciosi, lambiscono grotte spettacolari e spiagge di rara bellezza; il clima è particolarmente mite e salubre e consente l’affermarsi della vegetazione mediterranea dove olivo, vite e agrumi, in particolare limoni, incastonano come pietre preziose questi luoghi, riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio della Umanità”.
I vari comuni della Costiera sono collegati tra di loro, direttamente o tramite strade secondarie, dalla strada statale 163 Amalfitana fatta costruire da Gioacchino Murat e poi inaugurata dai Borboni il 4 agosto 1852.
Il percorso, di oltre cinquanta chilometri, offre scorci unici al mondo e contrasti tra il paesaggio impervio e spesso aspro ed i colori intensi del mare e del cielo.
Greci e Fenici fecero scalo durante i loro spostamenti in cerca di nuove terre; la prima città venne fondata dagli Etruschi nell’VIII sec. a.C., come ricorda Strabone, e poi i Romani costruirono ville “marittime” a Minori, Amalfi, Positano e Capri, dove l’imperatore Tiberio si trasferì con la propria corte. Nel IV secolo, naufraghi di una spedizione romana fondarono Scala, Amalfi e Ravello e, dopo le invasioni dei barbari, sulla costa rimasero popolazioni bizantine che, nel 553, sconfissero i Goti ed al loro posto arrivarono i Longobardi che poi si ritirarono all’interno, lasciando la costa ai Bizantini.
Amalfi, fino ad allora castello fortificato, inizia la sua ascesa e raggiunse l’autonomia nell’838; dopo alcuni scontri con i Longobardi di Salerno, nell’839 venne proclamata la Repubblica Marinara di Amalfi ed in meno di due anni divenne la prima potenza commerciale del Tirreno. Grazie alla ricchezza di legname, indispensabile per la costruzione di mercantili, prese inizio una intensa attività commerciale con Arabi, Siciliani e Africani e gli scambi si basavano sulla moneta amalfitana.
Nel 1096 i Normanni sconfissero definitivamente il Ducato Amalfitano, nel 1137 i Pisani saccheggiarono le aree costiere poi arrivarono gli Angiò che fondarono il Regno di Napoli, dove si susseguirono quasi quaranta vicerè; le conseguenze furono fame, miseria, corruzione e brigantaggio.
Nel 1735 i Borboni presero il trono di Napoli e la Costiera Amalfitana riprese le attività produttive e commerciali ed i prodotti locali, agrumi, tessuti, carta e pasta raggiunsero le maggiori città europee.

Ravello
Si sviluppa su un contrafforte che divide la Valle del Dragone e quella di Maiori e costituisce una delle gemme della Costiera, dove la bellezza naturale e il paesaggio si uniscono all’incanto dei preziosi monumenti architettonici ed alle celebri ville.
Fondata nel 500 d.C. ad opera di Romani, sfuggiti alle invasioni dei barbari, nel IX secolo venne sottomessa da Amalfi e questo permise a Ravello di prosperare e vantare una fiorente industria cotoniera fin dal 1300.
Lo stile arabo-siculo di molte case è dovuto alle strette relazioni commerciali con la Sicilia e con l’Oriente, nel periodo di massima prosperità tra l’XI e il XIII secolo.
Dalla piazza Vescovado, a fianco della torre moresca, si accede a Villa Rufolo, edificata dall’omonima famiglia nella seconda metà del XIII secolo e poi acquistata dallo scozzese Francis Neville Reid nel 1881. Il Chiostro Moresco, la Torre Maggiore, i giardini e soprattutto il Belvedere permettono di ammirare il caratteristico panorama sulla Costa e le due cupole moresche della chiesa di Santa Annunziata. Qui Richard Wagner ambientò il secondo atto del Parsifal; oggi la villa, da luglio a ottobre, ospita il Ravello Festival.
Il complesso di Villa Cimbrone è il luogo più panoramico di Ravello; costituito da un edificio principale e da un parco di sei ettari, è uno degli esempi più importanti della cultura romantica, paesistica e botanica anglosassone nell’area mediterranea. In epoca romana “cimbronium” era un vasto podere dove venivano ricavati pregiati legnami per uso navale; fu poi villa patrizia della nobile famiglia degli Acconciajoco e poi dei Fusco ed invidiata per la posizione strategica e coltivabile, rispetto allo scosceso territorio ravellese. Abbandonata e in disuso, venne acquistata dal viaggiatore Ernst William Beckett, nel 1904, ed insieme al ravellese Nicola Mansi ne vollero fare “il luogo più bello del mondo” creando un connubio tra la tradizione paesistica inglese e quella italiana, tra la ricca vegetazione autoctona mediterranea ed esotica, vennero inseriti numerosi e pregevoli inserti decorativi tali da reinterpretare la “villa romana” in chiave classica.
Subito dopo l’ingresso, il Chiostro, è un cortiletto in stile arabo-siculo-normanno, quindi la Cripta, costruita su modello di una abbazia cistercense, era il luogo di incontro del Circolo londinese di Bloomsbury. Il Viale dell’Immenso, con la sua ricca vegetazione e le statue bronzee raffiguranti guerrieri greci oppure danzatrici, conduce al Tempio di Cerere, dea delle Messi, ed ingresso alla famosa e impareggiabile Terrazza dell’Infinito, balcone naturale adorno di busti marmorei settecenteschi, dal quale la vista può spaziare dai monti cilentani, al mare, ai limoneti.

Atrani
Il borgo si estende lungo la valle del Dragone, abbarbicato sulle pareti di roccia a picco sul mare; catturano l’attenzione la bellezza dei vicoletti, dei cortili, degli archi e delle piazzette.
Noto set cinematografico per film e campagne pubblicitarie, mantiene le caratteristiche tipiche del villaggio di pescatori, dove le case si arrampicano dalla spiaggia fino alle ripidi pareti degli speroni rocciosi, alternate da piccoli orti, giardini e limoneti.
Nella chiesa centrale di San Salvatore dè Birecto, al tempo del Ducato di Amalfi, venivano incoronati i duchi di Amalfi; simbolo della loro potestà era appunto il copricapo o “birecto” e la investitura veniva fatta nella cappella palatina, all’interno di San Salvatore. Il 9 settembre 2010 il fiume Dragone esondò e coprì di fango l’intero borgo di pescatori. A 700 metri di distanza, sul versante opposto dello sperone roccioso, troviamo Amalfi.

Amalfi
E' la Repubblica Marinara più antica e rivaleggiò con Venezia, Pisa e Genova per il dominio sul Mediterraneo; si sviluppa lungo le pendici della costa, allo sbocco della Valle dei Mulini. La fondazione viene fatta risalire ai Romani, naufraghi superstiti in Adriatico. Costantemente minacciata dai Longobardi dall’entroterra e dai Saraceni lungo le coste, raggiunse l’indipendenza tra l’893 e il 1096, creando uno stato riunendo le città mercantili circostanti, e fu sede dell’arcivescovado e del governo centrale guidato da un duca o doge; divenne la principale potenza del Mediterraneo ed estese la sua area di influenza fino all’Egitto, a Bisanzio, a Gerusalemme e Cipro.
In questi territori la moneta era il tari amalfitano (in oro o in bronzo), la navigazione era regolata dalle Tavole amalfitane e lo Stile amalfitano, che univa il rigore del romanico alle influenze bizantine e moresche di Sicilia, orientò il nuovo modo di costruire. Fiorente fu anche l’industria cartaria, legata alla pregiata produzione locale. Conquistata dai Normanni nel 1135, venne saccheggiata dai pisani nel 1137.
Il duomo di Amalfi, in stile arabo-siciliano, è dedicato a Sant’Andrea, patrono della città. Fondato nel IX secolo, venne ampliato nel 987 e poi ricostruito nel 1203, nell’attuale stile arabo-normanno siciliano. La facciata è stata ripresa successivamente tra il 1875 e il 1894 e coronata dall’alto timpano con decorazione di Cristo sul trono, circondato dagli Evangelisti e dalle potestà terrene. Sulla sinistra il campanile del 1180 e completato nel 1276, alleggerito da torricelle angolari cilindriche e da archi arabeggianti.
Particolarmente interessante è la visita al Museo della Carta di Amalfi, una cartiera del XIII secolo, con macchinari ancora funzionanti.
Sono visibili i grandi magli di legno che trituravano gli stracci raccolti in appositi alvei di pietra. La poltiglia, raccolta con apposito setaccio, viene fatta colare su pezze di feltro; i fogli così ottenuti vengono messi nella pressa per eliminare l’acqua residua e poi fatta asciugare. Sono presenti anche macchinari per la lavorazione semi-automatica della carta, risalenti al 1745. Questo tratto di percorso, che scende dai monti Lattari alle spalle di Amalfi è conosciuto come il Vallone delle Ferriere o dei Mulini; il nome deriva dalla presenza dei resti delle antiche fabbriche medievali e delle celebri cartiere nelle quali si lavorava la famosa “carta bambagina” di Amalfi, rendendola famosa in tutto il mondo.
L’acqua era l’elemento predominante, indispensabile per azionare le pale dei mulini ed i macchinari delle cartiere.

Furore
Nel tratto di costa tra Praiano e Conca dei Marini, è un piccolo borgo sparso sul profondo vallone che dal mare si incunea attraverso fenditure e contrafforti rocciosi coperti dalle caratteristiche coltivazioni di vite, olivo e limoni; si possono ammirare panorami spettacolari che dal mare raggiungono l’altopiano di Agerola.
Furore è detto anche “paese dipinto” e si possono ammirare i Muri d’autore, che arricchiscono l’intero tragitto così come i muri, i cancelli e le facciate delle case che creano una suggestiva galleria a cielo aperto. In mezzo a questa natura selvaggia i “viticoltori eroici” colonizzano ogni spazio disponibile per piantare la vite per produrre il vino Costa di Amalfi DOC; le tradizionali forme di allevamento a graticcio permettono agli acini di concentrare il tenore zuccherino ed affinare il delicato bouquet.

Positano
Antico borgo marinaro adagiato lungo le pendici meridionali dei monti Lattari è famoso come centro prediletto dagli artisti e per le caratteristiche case bianche, cupole, archi e ripide stradine immersi nei colori e nei profumi della natura mediterranea.
Frequentata dai Fenici e dai Greci, furono i Romani che si fermarono qui per costruire le loro splendide ville, e da uno di questi proprietari sembra abbia preso il nome, e venne ampliata dai profughi di Paestum, sfuggiti alla minaccia dei Saraceni.
Ai tempi della Repubblica di Amalfi si distinse per la flotta e la famosa scuola nautica.
Il maremoto del 1343 e l’attacco dei pirati ottomani del 1440 furono le cause principali della decadenza, portando Positano alla miseria e ad essere dimenticata.
Con i Borboni ripresero i commerci e di questo periodo sono le residenze ed i palazzi più lussuosi e oggi è un punto di riferimento anche per la moda e la vita mondana.

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